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I centri antiviolenza

Affidati con fiducia ai centri antiviolenza della Lombardia troverai una rete di donne professioniste ad accoglierti, consigliarti, tutelarti e proteggerti.

Riconosci la violenza

Esistono diverse forme di violenza, spesso nascoste.
Il primo passo da fare è riconoscerle.

Per saperne di più

25 Novembre 2017– Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

 Programma iniziative di sensibilizzazione di Regione Lombardia

Regione Lombardia rilancia in occasione del 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, la campagna di sensibilizzazione Non sei da sola on air dal 21 novembre al 5 dicembre su radio web e social network.

Quest’anno Regione Lombardia ha voluto dedicare una intera settimana ad eventi ed iniziative sul tema della prevenzione e contrasto alla violenza.

L’Assessore al reddito di autonomia e inclusione sociale Francesca Brianza, in questa occasione fa il punto sulle azioni messe in campo da Regione Lombardia in questa legislatura sul tema della prevenzione e contrasto alla violenza:

“Con lo stanziamento di quasi 11 milioni di euro di risorse proprie (cui vanno ad aggiungersi i riparti delle risorse statali) tra il 2013 e il 2017 per il finanziamento di progetti, la ristrutturazione di Centri antiviolenza e case rifugio, la sottoscrizione del protocollo di intesa con le Prefetture, l’inclusione lavorativa e il sostegno abitativo alle donne e, da ultimo, l’istituzione dell’Albo Regionale dei centri anti violenza, delle case rifugio e di accoglienza, Regione Lombardia interviene con ogni mezzo per contrastare con forza qualsiasi forma di violenza contro le donne, un terribile reato che, nel nostro Paese, costa la vita ad una donna ogni due giorni.

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Il miglioramento delle strutture di accoglienza, la realizzazione dei diversi progetti e la formazione di Forze dell’Ordine e professionisti dell’area giuridica sono tutte azioni volte ad alzare lo standard qualitativo di competenza e professionalità di tutte le realtà coinvolte nel nobile obiettivo di contrastare il gesto vile di chi non ha rispetto per la donna”.

Per dare un forte segnale a tutta la popolazione lombarda, per tutta la settimana, su Palazzo Pirelli campeggerà un messaggio diretto a tutte le donne #nonseidasola contro la violenza, finalizzato a far conoscere alle donne tutti servizi gratuiti attivati da Regione a copertura di tutto il territorio.

Quest’anno l’Assessorato ha voluto dedicare il convegno annuale ai giovani e alle giovani donne, quale avvio di un percorso di collaborazione con l’ufficio scolastico regionale che si concretizzerà con la stipula di una apposita convenzione per sviluppare percorsi di sensibilizzazione e formazione sul tema della cultura del rispetto nelle scuole di tutti gli ordini e gradi. Pensiamo che è dalla scuole che si deve partire per prevenire il fenomeno della violenza.

Al convegno parteciperà anche il presidente del Coni, in quanto è di fondamentale importanza che si sviluppi la cultura del rispetto nell’ambito sportivo. Regione Lombardia e Coni nel 2016 hanno siglato un apposito protocollo.

Il Coni per celebrare la giornata contro la violenza  propone un momento di riflessione sui campi di gioco (calcio , basket, volley, pallamano, pallanuoto ecc.) in apertura delle partite.

Le squadre disposte in riga sul campo, reciteranno insieme la frase che si propone come slogan abbinato al gesto simbolico: “Lo sport e gli atleti scendono in campo per la loro partita più importante: basta violenza contro le donne, non una di più” o giocheranno indossando una fascia/nastro arancione al braccio simbolo ormai universale del contrasto alla violenza di genere.

Dichiara Oreste Perri, Presidente del Comitato ‘ La violenza contro le donne rappresenta una grande sconfitta per l’umanità. Il 25 novembre scendiamo in campo per far vincere i veri valori della vita. Lo sport di fronte a questo fenomeno non resta in panchina ma sceglie di unirsi a chi tutti i giorni lo contrasta e di giocare in attacco per eliminarlo.  Contiamo sugli atleti, allenatori e dirigenti delle società sportive per combattere ogni forma di discriminazione e violenza contro le donne’ .

In occasione dell’evento del 21 novembre e per tutta la giornata del 25 novembre, in collaborazione con la Polizia di stato,  in prossimità di Palazzo Lombardia, ci sarà il  Camper della Polizia di stato –  Progetto Blu box,  progetto dedicato al contrasto del bullismo.

Inoltre il Consiglio Regionale in apertura della seduta pomeridiana di martedì 21 dedicherà un approfondimento tematico alle azioni intraprese da questa Giunta nel corso della X legislatura.

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La violenza contro le donne: come si manifesta

I maltrattamenti contro le donne hanno luogo quasi sempre all’interno delle mura domestiche e gli aggressori più probabili sono il partner, un ex partner o altri uomini conosciuti.
La violenza si presenta in varie forme non sempre facilmente identificabili: i maltrattamenti non sono solo fisici o sessuali, ma anche psicologici ed economici.
La violenza si sviluppa in modo graduale, quasi sempre crescente e ciclico.
Gli episodi violenti crescono di intensità nella vita quotidiana fino allo scoppio della tensione, a cui segue un periodo di calma fino all’episodio seguente: minacce, aggressioni verbali, umiliazioni, percosse, omicidio.
Dopo l’episodio di violenza il maltrattante quasi sempre si calma e vuol «farsi perdonare» giurando che non succederà più, ma non sarà così.

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La speranza che il partner cambi, che tutto «torni come prima», è spesso la ragione principale che tiene per anni le donne vittime di maltrattamenti al fianco del partner violento.

La donna che subisce maltrattamenti spesso fatica a riconoscere che ciò che sta vivendo è violenza. Tenderà a minimizzare, sentirsi in colpa e nascondere ciò che le sta accadendo vivendo in uno stato d’ansia e profondo disagio psicologico.

La violenza contro le donne rappresenta una delle principali cause di morte delle donne in tutto il mondo senza distinzione d’età, livello d’istruzione o classe sociale.
In Italia ogni tre giorni viene uccisa una donna per mano del proprio partner attuale o ex.

 

In Lombardia, tra il 2015 e il 2016 (fonte: Rapporto annuale Osservatorio regionale antiviolenza 2016) 9.561 donne, passando da 4.317 nel 2015 a 5.244 nel 2016 donne si sono rivolte a un centro o a un servizio antiviolenza.

Quasi 4000 le donne che si sono rivolte ad un centro antiviolenza nel primo semestre 2017 segno di un’emersione crescente del fenomeno che va di pari passo con la crescente fiducia nei servizi attivi sul territorio e del lavoro di sensibilizzazione e informazione che viene fatto capillarmente da parte dei centri antiviolenza e dei altri soggetti istituzionali coinvolti (Pronto soccorsi, Forze dell’ordine, assistenti sociali etc.)

Dal rapporto annuale 2016 emerge una fotografia che conferma la trasversalità del fenomeno

La crescita registrata nel 2016 ha riguardato sia le italiane che le straniere, il 60% è di cittadinanza italiana, il 5, 7% appartenente a altri paesi UE e il restante 34,3% proviene da paesi extra-UE

Ai Centri antiviolenza si rivolgono soprattutto donne adulte: l’età media è di circa 40 anni, più della metà delle donne di cui si conosce l’età ha tra i 35 e i 54 anni. Seguono le giovani donne tra i 18 e i 34 anni che sono poco più di un terzo delle donne prese in carico. Nel 2016 cresce purtroppo anche l’incidenza delle giovani donne tra i 18 e i 24 anni che si rivolgono ai CAV in cerca di un supporto ad uscire dalla condizione di violenza, l’11% del campione.

Le donne che si rivolgono ai Centri antiviolenza sono soprattutto donne adulte (più della metà ha tra i 35 e i 54 anni e l’età media è di circa 40 anni), coniugate (circa 43%), con figli/figlie, spesso minorenni (il 61% di chi ha figli).

Un terzo delle donne che si è rivolta ai centri antiviolenza ha un diploma secondario e le donne laureate sono intorno al 17%, d’ altro canto nel 2016, aumenta anche l’incidenza delle donne con solo la scuola primaria.

La condizione occupazionale delle donne, mostra che il 41% non ha verosimilmente un proprio reddito da lavoro o non ha un reddito tale da garantire una sufficiente autonomia dal punto di vista economico, un dato importante nell’ottica di un percorso di sostegno all’uscita dalla violenza, è la possibilità delle donne che intraprendono questo percorso è quello di poter essere autonome economicamente rispetto al proprio partner o alla famiglia di origine, anche perché spesso all’interno della relazione violenta l’accesso all’autonomia economica è stato precluso dal partner (violenza economica)

Nei due terzi dei casi sono le stesse donne a effettuare il primo contatto con il Centro antiviolenza anche solo per ottenere inizialmente informazioni generiche. Nei restanti casi sono le donne che contattano i Centri sono, in misura crescente, messe in contatto con il CAV dagli altri servizi territoriali o informate rispetto ai servizi attivi dalla rete dei servizi territoriali.

In particolare cresce la quota di donne che si sono rivolte inizialmente ad altri servizi Forze dell’ordine (Carabinieri e Pubblica Sicurezza) indicati dal 35,5% delle donne, assistenti sociali comunali (21,8% nel 2016), o servizi sanitari (15%), un dato incoraggiante rispetto la crescente professionalizzazione di questi servizi rispetto la capacità di riconoscere la violenza di genere come tale, ascoltare le donne e accompagnarle verso un percorso di fuoriuscita dalla violenza in collaborazione con i centri antiviolenza.

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